L’UBI con il popolo di Birmania
L’aggravarsi della crisi in Myanmar induce l’Unione Buddhista Italiana a sollecitare l’intervento delle istituzioni nazionali e internazionali per indurre il governo dell’ex Birmania a desistere dall’uso della forza per reprimere le proteste della popolazione e avviare in tempi rapidi il processo di democratizzazione del Paese.
Infatti, alle proteste dei monaci buddisti, sta ora partecipando gran parte della popolazione nelle medesime modalità di pacifica ma determinata manifestazione contro la dittatura militare e per la democrazia e la difesa delle fasce più deboli della società.
L’Ubi esprime la propria preoccupazione che, in assenza di incisive misure dissuasive da parte delle altre nazioni, il governo birmano ancora una volta reprima nel sangue queste giuste istanze sociali e neghi a una nazione, di per sè ricca e potenzialmente prospera, ogni speranza di sviluppo e benessere, asservendola agli interessi e alla corruzione di pochi spietati affaristi.
Il popolo di Birmania, con in testa i suoi monaci, sta offrendo al mondo intero una grande lezione di coraggio civile e il più prezioso insegnamento: la non violenza è la sola via per la civile convivenza e lo sviluppo umano e per affermare con dignità e incisività i propri diritti.
Come insegna la dottrina buddhista, ogni persona è artefice del proprio destino spirituale e tutti, oppressi e oppressori, presto o tardi in questa o altra esistenza, riceveranno il frutto delle loro azioni. Possa il popolo birmano essere felice, possa il popolo birmano essere libero dal dolore e dalla sofferenza, possa il popolo birmano essere liberato!
Con questi auspici l’Ubi partecipa alla grande manifestazione di solidarietà con la popolazione birmana e per la liberazione di Aung San Suu Kyi indetta dal Comune di Roma per oggi pomeriggio alle 18.30 davanti al Campidoglio.
Roma, 27 settembre 2007
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