UNIONE BUDDHISTA EUROPEA
Noi rappresentati dell’Unione Buddhista Europea annunciamo il nostro supporto e la nostra solidarietà alle proteste sorte contro l’occupazione cinese del Tibet e alle rivendicazioni delle centinaia di monaci buddhisti e di semplici cittadini che sono scesi nelle strade di Lhasa per protestare contro la distruzione della loro cultura.
Essi sono stati accolti da una risposta violenta e i monasteri sono stati circondati da truppe e chiusi. Nonostante questo i monaci non si sentono sconfitti e continuano a manifestare ovunque sia possibile.
In piena solidarietà con la popolazione tibetana, nostri fratelli e sorelle nel Dharma, condanniamo la repressione ordinata dalle autorità cinesi contro le dimostrazioni pacifiche, la chiusura dei monasteri e l’imposizione della legge marziale su vasta scala. La risposta violenta da parte delle forze di sicurezza cinesi non fa altro che gettare benzina su fuochi che essi stessi hanno acceso molti anni orsono.
Ogni giorno, sconvolti e inorriditi, seguiamo da vicino i notiziari su quello che sta accadendo. La comunità internazionale è stata a guardare per decenni durante i quali l’occupazione cinese ha sistematicamente tentato di cancellare la cultura indigena tibetana al punto che oggi, come denunciato dalla International Campaign for Tibet “nelle città e in particolare nelle fertili valli del Tibet orientale, i cinesi sono due o tre volte più numerosi dei tibetani”.
Sua Santità il Dalai Lama ha lanciato un appello “alla classe dirigente cinese affinchè si smetta di usare la forza e si affronti, attraverso il dialogo, il profondo risentimento che cova tra i tibetani. Faccio, inoltre, appello ai miei fratelli tibetani di astenersi dall’usare la violenza”.
Noi ci associamo all’appello lanciato da Sua Santità e condanniamo la violenta repressione di quella che è una legittima protesta contro la perdurante occupazione cinese del Tibet. Chiediamo a tutti gli amici del Tibet – individui e governi – di fare lo stesso. Facciamo appello al governo della Repubblica Popolare Cinese di liberare tutti i prigionieri politici. Infine, chiediamo alle coraggiose genti del Tibet di essere forti e di mantenere saldi gli insegnamenti del Buddha sulla non-violenza.
Chiediamo a ministri e governi di fare tutto ciò che è nel loro potere per fermare la repressione in atto e di avviare un dialogo con il Dalai Lama quale leader del popolo tibetano. Chiediamo a tutti di farsi carico di assicurare che quanto sta succedendo ottenga la giusta attenzione per evitare ulteriore sofferenza e spargimento di sangue.
23 marzo 2008
|